G.C. Argan, Progetto e destino, 1° edizione Il Saggiatore 1965
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Buone condizioni come foto Interno no scritte no strappi Argan scrive un libro per un pubblico ampio, non parla esclusivamente ad un pubblico costituito da architetti e critici dell’architettura. Per Argan progettare non è un verbo, non è un’azione riservata a pochi ma un senso di responsabilità: “si progetta contro la pressione di un passato immodificabile affinché la sua forza sia spinta e non peso, senso di responsabilità e non colpa..non si pianifica la vittoria ma il comportamento che ci si propone di tenere nella lotta ”. È all’interno di questa etica della responsabilità che il progettare in quanto atto intenzionale è inscindibile dal concetto di responsabilità, mentre per contro l’essere progettati, il farsi progettare, come accettazione di uno stato di fatto non voluto, spinge verso forme di deresponsabilizzazione che oggi, non solo in architettura, costituiscono il vero rischio del nostro tempo.
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